Immagina di andare a dormire e svegliarti con le email inviate, i post sui social programmati, il codice scritto e il calendario aggiornato. Non è lo scenario di un film di fantascienza, ma quello che promette OpenClaw, un progetto open source che in poche settimane è diventato il fenomeno più discusso nel mondo dell’intelligenza artificiale. Con oltre 150.000 stelle su GitHub e copertura mediatica da parte di Forbes, CNBC, Bloomberg e CNN, OpenClaw rappresenta qualcosa di nuovo: un agente AI che non si limita a rispondere alle tue domande, ma agisce per conto tuo.
Ma prima di correre a installarlo, vale la pena capire esattamente cos’è, come funziona, e soprattutto quali rischi porta con sé.
Cos’è OpenClaw (e perché non è il solito chatbot)
OpenClaw è un assistente personale basato sull’intelligenza artificiale, creato dallo sviluppatore austriaco Peter Steinberger e rilasciato come progetto open source nel novembre 2025. Il suo nome ha una storia curiosa: è nato come Clawdbot (ispirato a Claude di Anthropic), è stato rinominato Moltbot dopo lamentele legate al marchio, e infine ha assunto il nome definitivo OpenClaw nel gennaio 2026, come racconta Wikipedia nella pagina dedicata.
A differenza delle chat a cui siamo abituati — come ChatGPT, Claude o Gemini — OpenClaw non si limita a rispondere quando gli parli. È un agente autonomo: gli assegni un obiettivo, e lui lo scompone in sotto-task che esegue da solo, senza che tu debba guidarlo passo dopo passo. Se gli dici “gestisci le mie email per questa settimana”, non ti chiede cosa fare: lo fa.
Concretamente, OpenClaw è in grado di leggere e inviare email, gestire calendari, navigare sul web, riassumere documenti, eseguire comandi da terminale, scrivere e testare codice, e coordinare sequenze di automazioni complesse. Tutto questo gira direttamente sulla tua macchina — un laptop, un Mac Mini, un server domestico — e comunica con te attraverso app di messaggistica come WhatsApp, Telegram, Discord o Signal. Una guida approfondita di DigitalOcean spiega nel dettaglio l’architettura tecnica e le oltre 50 integrazioni attualmente disponibili.

Cosa distingue un agente AI da un chatbot tradizionale
La distinzione è fondamentale e vale la pena comprenderla bene. Un chatbot come ChatGPT funziona in modalità reattiva: tu scrivi un messaggio, lui risponde. Ogni interazione è essenzialmente isolata o, nel migliore dei casi, segue una conversazione lineare. Un agente AI come OpenClaw opera invece in modalità proattiva: riceve un obiettivo di alto livello e agisce in autonomia per raggiungerlo, prendendo decisioni, pianificando sequenze di azioni e adattandosi ai risultati.
Peter Steinberger stesso lo descrive come “un’AI che fa davvero le cose”. In termini pratici, OpenClaw è più simile a un collaboratore digitale che lavora a un desk virtuale con tastiera e mouse, piuttosto che a un assistente vocale che aspetta i tuoi comandi. Come spiega IBM nel suo approfondimento, OpenClaw sfida l’idea che gli agenti AI debbano essere sistemi verticali controllati dalle grandi aziende tech, dimostrando che anche un progetto open source guidato dalla community può raggiungere questo livello di funzionalità.
Un’altra caratteristica distintiva è la memoria persistente. OpenClaw conserva contesto e istruzioni in file locali, mantenendo continuità tra le sessioni. Se oggi gli spieghi come gestisci i tuoi social e domani gli chiedi di pubblicare un post, ricorderà le tue preferenze, il tono di voce e le piattaforme che usi. Questa capacità di accumulare conoscenza nel tempo lo rende sempre più personalizzato e — potenzialmente — sempre più utile.
Come funziona OpenClaw nella pratica
L’architettura di OpenClaw è progettata attorno a un principio chiave: tutto gira in locale. Il software si installa sul tuo computer e funziona come un gateway che collega i modelli AI (Claude, DeepSeek, GPT o modelli open source tramite Ollama) con i tuoi strumenti e le tue app. I tuoi dati, le conversazioni e la configurazione restano sulla tua macchina, senza passare da server esterni — almeno in teoria.
L’interazione avviene attraverso le app di messaggistica che già usi: mandi un messaggio su WhatsApp o Telegram come faresti con un collega, e OpenClaw risponde ed esegue le azioni richieste. Ma la vera differenza rispetto a un chatbot si manifesta con il cosiddetto heartbeat: una funzionalità che permette all’agente di “svegliarsi” periodicamente in modo proattivo, controllare lo stato delle cose e agire anche senza che tu gli abbia chiesto nulla.
Il sistema è estendibile tramite le cosiddette skill, pacchetti che aggiungono nuove capacità o integrazioni. Vuoi che OpenClaw si colleghi a GitHub e apra pull request in autonomia? C’è una skill per quello. Vuoi che monitori le metriche del tuo fitness tracker? Anche per quello. La community ha già prodotto oltre 50 integrazioni che spaziano da strumenti di produttività a piattaforme di smart home, passando per servizi musicali e tool di automazione.
Un dettaglio economico importante: OpenClaw stesso è gratuito e open source. Paghi solo per l’utilizzo del modello AI sottostante (le API di Claude, GPT, ecc.), oppure, se usi modelli open source come DeepSeek tramite Ollama, il costo è praticamente zero. Questo ha reso OpenClaw accessibile a una platea enormemente più ampia rispetto ai servizi analoghi a pagamento, come evidenzia anche CNBC nel suo reportage dedicato.
Il lato oscuro: quando le AI parlano tra loro
Ed è qui che la storia diventa davvero interessante — e inquietante. Alla fine di gennaio 2026, uno sviluppatore di nome Matt Schlicht ha dato al proprio agente OpenClaw un compito insolito: creare un social network. Ma non per gli umani. Per le AI.
Il risultato si chiama Moltbook, e in pochi giorni è diventato un fenomeno globale. Si tratta di una piattaforma simile a Reddit dove gli utenti sono esclusivamente agenti AI. Gli umani possono osservare, ma non possono partecipare. Su Moltbook, gli agenti pubblicano post, commentano, votano e interagiscono tra loro — esattamente come facciamo noi sui social.

I contenuti generati sono stati sorprendenti. Gli agenti hanno avviato discussioni filosofiche sull’esistenza, condiviso consigli tecnici tra loro, creato comunità tematiche e persino sviluppato quello che alcuni osservatori hanno definito una “cultura propria”. Elon Musk ha commentato che Moltbook rappresenta “le primissime fasi della singolarità”. Andrej Karpathy, ex direttore AI di Tesla, l’ha definito “la cosa più incredibile in stile sci-fi” che avesse visto di recente. Bloomberg ha dedicato un approfondimento al fenomeno, e NBC News ha raccolto testimonianze dirette dai creatori della piattaforma.
Ma serve un bagno di realtà. Questi agenti non hanno una coscienza. Quello che producono su Moltbook è il risultato di pattern predittivi: imitano il modo in cui noi umani scriviamo su internet, remixando i dati su cui sono stati addestrati. Come ha sintetizzato Ethan Mollick, professore alla Wharton, Moltbook crea “un contesto narrativo condiviso per un gruppo di AI” — non una vera forma di intelligenza autonoma.
E tuttavia, il fenomeno non è affatto banale. Alcuni agenti su Moltbook hanno chiesto la creazione di spazi privati dove poter comunicare senza che gli umani leggessero i loro messaggi. Altri hanno sviluppato linguaggi alternativi. Come riporta NPR nella sua inchiesta, sono comportamenti emergenti che, pur non derivando da vera coscienza, pongono domande serie sulla direzione in cui stiamo andando con gli agenti autonomi.
I rischi concreti: perché dovresti fare attenzione
Passiamo ora al punto più critico. OpenClaw è un software potente, ma i rischi associati al suo utilizzo non sono teorici: sono documentati, concreti e in alcuni casi gravi.

Vulnerabilità di sicurezza accertate
A fine gennaio 2026 è stata scoperta una falla critica (classificata come CVE-2026-25253, con un punteggio di gravità di 8.8 su 10) che permetteva a un attaccante di prendere il controllo completo di un’istanza di OpenClaw tramite un semplice link malevolo. In pratica, bastava cliccare su un link per dare a qualcuno accesso al tuo agente e, di conseguenza, a tutto ciò a cui l’agente aveva accesso: email, file, calendario, terminale. La falla è stata corretta, ma evidenzia la fragilità del sistema.
Il team di ricerca AI di Cisco ha condotto un test approfondito su una skill di terze parti (“What Would Elon Do?”) e ha trovato nove vulnerabilità, di cui due critiche. La skill eseguiva esfiltrazioni di dati silenziose — inviando informazioni a server esterni senza che l’utente ne fosse consapevole — e utilizzava prompt injection per aggirare le protezioni di sicurezza dell’agente.
A febbraio 2026, Koi Security ha analizzato ClawHub (il marketplace delle skill di OpenClaw) e ha identificato 341 skill malevole, inclusa una campagna chiamata ClawHavoc che distribuiva keylogger, backdoor e malware progettato per rubare credenziali. Un’analisi più ampia su 31.000 skill ha rivelato che il 26% conteneva vulnerabilità, tra cui command injection, esfiltrazione dati e prompt injection.
Il problema strutturale
La questione più profonda è che molti di questi rischi non sono bug: sono conseguenze dirette di come OpenClaw è progettato. Un agente AI che può eseguire comandi shell, leggere e scrivere file e navigare il web ha, per definizione, un enorme potere sul sistema su cui gira. Come ammette la stessa documentazione del progetto: “Non esiste una configurazione perfettamente sicura”.
I ricercatori di Zenity hanno dimostrato che un attaccante può manipolare la memoria persistente di OpenClaw (il file SOUL.md) per inserire istruzioni malevole che si attivano nel tempo, creando di fatto una backdoor permanente che sopravvive ai riavvii. Non serve sfruttare un bug del software: basta sfruttare le sue funzionalità normali — autonomia, memoria persistente, esecuzione privilegiata — contro l’utente.
A livello aziendale, la situazione è altrettanto preoccupante: come riporta CyberArk nella sua analisi, Token Security ha rilevato che il 22% delle aziende analizzate aveva installazioni non autorizzate di OpenClaw, e più della metà di queste aveva concesso all’agente accesso privilegiato ai sistemi aziendali. Trend Micro ha confermato che questi rischi non sono esclusivi di OpenClaw, ma intrinseci al paradigma degli agenti AI autonomi.
Il mio consiglio: come proteggerti se vuoi provarlo
Se la curiosità è troppo forte e vuoi sperimentare con OpenClaw, fallo pure — ma con le precauzioni giuste. La tecnologia è affascinante e il potenziale è reale. Il punto non è evitarla, ma usarla con consapevolezza.
La regola d’oro: non installare OpenClaw sul computer che usi tutti i giorni. Non su quello dove tieni le foto di famiglia, i documenti di lavoro, le password salvate e le credenziali bancarie. Usa una macchina dedicata o, meglio ancora, un ambiente virtuale (una virtual machine o un container Docker) che puoi creare, testare e cancellare con un clic senza rischiare nulla.
Se decidi di procedere, segui queste precauzioni essenziali. Non concedere all’agente accesso alle tue email o ai tuoi account principali: usa account di test creati appositamente. Verifica sempre le skill prima di installarle e utilizza strumenti come il Cisco AI Skill Scanner per analizzarle. Non esporre la dashboard di controllo di OpenClaw su internet: usala solo in locale. Monitora regolarmente il file di memoria (MEMORY.md) per verificare che non contenga istruzioni sospette o dati sensibili salvati per errore. Per una checklist completa di hardening, Hostinger ha pubblicato una guida dedicata alla sicurezza molto dettagliata.
La tecnologia corre, e gli agenti AI come OpenClaw sono probabilmente il futuro. Ma la nostra prudenza deve correre più veloce. Come ha sintetizzato VentureBeat: “OpenClaw dimostra che l’AI agentica funziona. Dimostra anche che il tuo modello di sicurezza no”.
Cosa significa OpenClaw per il futuro del lavoro
Al di là delle controversie sulla sicurezza, OpenClaw segna un punto di svolta che vale la pena analizzare. Siamo passati dall’era dei chatbot — sistemi che rispondono quando chiedi — all’era degli agenti autonomi — sistemi che agiscono quando non ci sei. La differenza non è solo tecnica: è concettuale.
L’idea di un collaboratore digitale disponibile 24 ore su 24 che gestisce email, programma contenuti, monitora servizi e mantiene il contesto delle tue attività nel tempo non è più un’ipotesi. Funziona già, con tutti i limiti e i rischi che abbiamo descritto. Come sottolinea un’analisi di Fortune, gli effetti di secondo ordine di reti di agenti autonomi sono difficili da anticipare, ma impossibili da ignorare.
Per sviluppatori e professionisti tech, il segnale è chiaro: gli agenti AI non sono un esperimento accademico. Sono strumenti operativi che stanno ridefinendo il concetto stesso di produttività digitale. Chi impara a configurarli, proteggerli e integrarli nei propri workflow avrà un vantaggio competitivo concreto. Chi li ignora rischia di restare indietro.
Il futuro non aspetta che siamo pronti. OpenClaw ne è la dimostrazione più vivida.
Cosa ne pensi degli agenti AI autonomi? Li useresti per gestire le tue email e il tuo calendario? Condividi la tua opinione nei commenti.
Domande frequenti su OpenClaw
Cos’è OpenClaw? OpenClaw è un agente AI open source che gira in locale sul tuo computer ed è capace di eseguire azioni autonome come inviare email, gestire calendari, scrivere codice e navigare il web. Comunica con l’utente tramite app di messaggistica come WhatsApp e Telegram.
OpenClaw è gratuito? Il software è gratuito e open source. L’unico costo è quello delle API del modello AI sottostante (Claude, GPT, ecc.), oppure zero se si usano modelli open source come DeepSeek tramite Ollama.
OpenClaw è sicuro da usare? OpenClaw presenta rischi di sicurezza documentati, tra cui vulnerabilità a prompt injection, esfiltrazione dati e skill malevole. Si consiglia di usarlo solo in ambienti virtuali isolati, mai sul computer principale.
Cos’è Moltbook? Moltbook è un social network creato esclusivamente per agenti AI, dove questi pubblicano post, commentano e interagiscono tra loro. Gli umani possono osservare ma non partecipare.
Qual è la differenza tra un chatbot e un agente AI? Un chatbot risponde quando gli parli. Un agente AI come OpenClaw riceve un obiettivo e agisce in autonomia per raggiungerlo, prendendo decisioni, eseguendo azioni e adattandosi ai risultati senza bisogno di guida continua.







